Saúl torna sul suo passato all'Atlético: "Ci sono tante bugie..."

Le dichiarazioni ad ABC di Saúl Ñíguez, oggi al Flamengo, tornato a parlare del suo lungo trascorso all'Atletico Madrid.
07.05.2026 10:56 di  Giovanni Indovina   vedi letture
Saúl torna sul suo passato all'Atlético: "Ci sono tante bugie..."
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© foto di Imago/Image Sport

Tredici anni di gioie, soddisfazioni e tante, tantissime emozioni. Con la maglia dell'Atlético MadridSaúl Ñíguez ha vinto sette trofei, tra cui due Supercoppe UEFA, due Europa League e un campionato spagnolo. Nell’arco della sua lunga avventura madrilena - durata dal 2008 al 2021 -, il classe ‘94 ha attirato l’attenzione dei più importanti club europei a suon di prestazioni magistrali. Ne è l’emblema l’eurogol contro il Bayern Monaco, risalente al 27 aprile 2016. Una rete che gli ha permesso di consacrarsi nel prestigioso panorama europeo, con i riflettori che, mano a mano, hanno iniziato a puntare su di lui. Oggi al Flamengo, lo spagnolo è tornato a parlare del suo passato ai microfoni di ABC.

"Stavo realizzando un sogno. Da bambino volevo essere come Koke, un giocatore fedele a un'unica squadra, vivere tutta la mia vita all'Atlético. Non è stato possibile perché a 18 anni sono andato in prestito al Rayo. Ma quando sono arrivate offerte davvero importanti, non ho esitato. Ero felice, mi divertivo molto più all'Atlético che in nazionale - ricorda Ñíguez -. I tifosi del Real Madrid mi si avvicinavano e mi dicevano: ‘Sto diventando un tifoso dell'Atlético per i valori che rappresentate’. La gente si identificava con quello che vedeva in campo. Le persone che mi hanno preceduto hanno iniziato a creare una famiglia e hanno costruito qualcosa che valeva molto più di tutti i soldi del mondo. Ecco perché non volevo andarmene".

Poi, nel 2021, il Cholo Simeone gli comunica che non fa più parte del progetto tecnico. È qui che per il centrocampista spagnolo iniziano i problemi. L’unica opzione è quella di prendere atto della decisione e fare le valigie per amore dei colori onorati per tredici anni.

Quando ti chiedono di andare, alla fine accetti perché le cose non sono più le stesse, non mi apprezzano più come prima, non sto più rendendo come prima. E non cerchi opportunità, cerchi una via di fuga. Non è facile lasciarsi alle spalle il proprio sogno e vivere nel mondo reale, vedendo il calcio solo come un lavoro. Quando il Cholo Simeone mi ha detto che non contava più su di me, credo sia rimasto sorpreso, perché invece di incolparlo, l'ho semplicemente ringraziato per l'opportunità e per la sua onestà - racconta il centrocampista -. Perché in fin dei conti, capisco che se un giocatore non rende al meglio all'Atlético Madrid, deve andarsene, che sia cresciuto nel settore giovanile o meno. Punto. L'ho ringraziato per avermi permesso di realizzare il mio sogno e, in un certo senso, ti senti in debito con lui per non aver continuato a dare il 100% al club della tua vita”.

IL RITORNO IN SPAGNA - L’avventura al Chelsea non rispecchia le aspettative iniziali e Saúl colleziona ventitré presenze, trovando una sola volta la via del gol. I Blues, che lo avevano ingaggiato in prestito, non esercitano il diritto di riscatto, ed il centrocampista fa il suo ritorno alla corte di Simeone, superando le quattrocento presenze e diventando il settimo calciatore con più apparizioni nella storia dei colchoneros

L’anno dopo, Ñíguez fa nuovamente le valigie per accasarsi - ancora in prestito - al Siviglia. In biancorosso, scende in campo in ventisei occasioni tra campionato e Coppa del Re, con un solo gol a segno. Al termine della stagione fa il suo ritorno a Madrid, prima di risolvere il contratto e mettere un punto al proprio trascorso con l'Atleti.

"Ci sono tante bugie. La principale riguarda i soldi. Che io non abbia accettato una riduzione dello stipendio. È una bugia. Durante il Covid, abbiamo tutti accettato una riduzione dello stipendio. Sono andato al Chelsea e sono stato pagato con cambiali. Ho lasciato l'Atlético e non ho ancora ricevuto lo stipendio, e non lo riceverò per chissà quanti anni. Ogni volta che l'Atlético mi diceva "Ho bisogno di questo", non ho mai avuto problemi. E ci chiedevano sempre dei favori, a noi giocatori cresciuti nel vivaio. Ed eravamo felicissimi, perché eravamo nel club della nostra vita - dichiara -. Al culmine della mia carriera, ho firmato per uno stipendio molto inferiore a quello offerto da altre squadre, e all'epoca nessuno diceva una parola. E quando giocavo sottopagato, tutti lo usavano per attaccarmi, per ferire la mia famiglia. Quando mi ritirerò e andrò al Metropolitano, non voglio essere ricordato per queste questioni di soldi perché è una bugia. Perché ho fatto tutto nel modo più semplice possibile, e quando mi hanno detto di andarmene, me ne sono andato. Non voglio trovarmi in un posto dove non sono desiderato e non sarò mai un problema per l'Atlético".

L'APPRODO IN SUDAMERICA - Dopo il trascorso al Siviglia, Saúl prende la decisione di allontanarsi dal calcio europeo a soli trent’anni ed andare in Brasile per rilanciare le proprie ambizioni

Per farlo, sceglie la maglia del Flamengo, dove trova l’ex compagno Samuel Lino, con cui ha condiviso lo spogliatoio per una stagione all’Atlético Madrid. Nell’arco di una stagione, Ñíguez è già riuscito a vincere il campionato brasiliano e la Copa Libertadores. Due trofei che arricchiscono la bacheca di Saúl, approdato nel Sudamerica in cerca di rilancio.