Milan, Jashari: "Il Brugge non voleva cedermi. Quando Ibra mi ha chiamato.."

Ardon Jashari concede un'intervista a "Il Foglio", e racconta il retroscena dell'estate rossonera, quello del suo trasferimento dal Brugge al Milan
28.03.2026 17:13 di  Mattia De Pascalis   vedi letture
Milan, Jashari: "Il Brugge non voleva cedermi. Quando Ibra mi ha chiamato.."
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Durante la sosta per gli impegni delle nazionali, il Milan continua a lavorare senza sosta a "Milanello" per preparare uno degli appuntamenti più attesi di questo finale di stagione. I rossoneri di Massimiliano Allegri sono infatti concentrati sul big match contro il Napoli, in programma lunedì di Pasquetta allo stadio "Diego Armando Maradona".

Ed è proprio dal centro sportivo rossonero che è arrivata la voce di  Ardon Jashari, il quale ha concesso un’intervista a "Il Foglio", facendo il punto sul suo percorso in maglia rossonera, soffermandosi sugli obiettivi personali e di squadra, sul rapporto costruito con Massimiliano Allegri e soprattutto, sulla lunga trattativa per il  trasferimento estivo che lo ha portato da Bruges a Milano.

SECONDO ACQUISTO PIÙ COSTOSO - Il centrocampista svizzero infatti, ha raccontato le difficoltà e le emozioni vissute durante una trattativa che, nella scorsa estate, si è protratta più del previsto tra il Club Brugge e il Milan. Un’operazione assai complessa, rimasta in bilico per diverse settimane prima della fumata bianca finale. Un’attesa lunga, ma che non ha mai scalfito la sua volontà di vestire il rossonero.

Secondo acquisto più costoso dell'estate rossonera dopo Cristopher Nkunku, Jashari racconta quel periodo: di seguito le sue parole.

LE PAROLE DI JASHARI - A distanza di sette mesi, il centrocampista svizzero racconta perfettamente quei momenti, dalla scoperta dell'interesse dei rossoneri, fino alla prima chiamata del ds rossonero, Igli Tare: "Me lo ricordo bene quel periodo, avevo terminato la stagione con il Bruges vincendo la Belgian Cup, ed ero tra i calciatori più forti in rosa. Il club non voleva assolutamente cedermi, la sua posizione era chiara nei miei confronti. Io parlavo ogni giorno con il mio agente, sapendo del forte interesse del Milan. Ero in vacanza a Ibiza, con la mia fidanzata, mi stavo rilassando quando è suonato il mio cellulare. Il numero era italiano. Risposi subito, era Igli Tare. Ho capito immediatamente che il Milan avrebbe fatto di tutto pur di convincermi e questa cosa mi entusiasmava molto".

Il rispetto per il club belga, che ha creduto in lui dopo l'incredibile stagione in svizzera con la maglia del Lucerna. In un solo anno diventato simbolo dei "Blauw-Zwart", collezionando ben 52 presenze tra tutte le competizioni, e ritenuto un punto fermo per tutta la tifoseria. Ma se ti chiama un certo Zlatan Ibrahimovic, dire "no" diventa assai complicato: "Dall'altra avevo un rispetto enorme per il Bruges. Volevo solo trovare la soluzione migliore per entrambi. Certo, come fai a rifiutare un club così importante come il Milan. Cosa ha accelerato il mio arrivo a Milano? Il lavoro di tutta la dirigenza, circa una decina di giorni dopo la chiamata del direttore è arrivata anche quella di Zlatan Ibrahimovic. Mi ha parlato del progetto, Ero emozionato al telefono, la voce quasi mi tremava, ma ero motivato e pronto dentro di me per iniziare una nuova sfida".